Chi siamo

Lunedì, 15 Ottobre 2012 10:35

Associazioni di volontariato

La persona fisica o giuridica interessata, all’ingresso in carcere per prestare opera di volontariato, deve presentare richiesta scritta contenente generalità e motivazione al direttore dell’istituto, il quale dopo aver avuto informazioni positive dalle forze dell’ordine, trasmette la richiesta al magistrato di sorveglianza, con parere favorevole, per l’autorizzazione che ha durata annuale.

Mercoledì, 10 Ottobre 2012 18:05

Altro

ASSISTENZA

Alcuni attori istituzionali del territorio e del privato sociale, possono rivelarsi estramamente utili in materia di assistenza e sostegno per i familiari di persone private o limitate parzialmente delle libertà personali, come nel caso di:

  • Ufficio Esecuzione Penale Esterna (UEPE)
    Gli assistenti sociali promuovono attività di assistenza alle famiglie e di cura delle relazioni familiari, per conservare e migliorare le relazioni dei soggetti condannati con i familiari e rimuovere le difficoltà che possono ostacolare il reinserimento sociale in collaborazione con gli enti pubblici e privati qualificati nell’assistenza.
    [UEPE]
  • Associazione “Oltre la Soglia” Onlus
    Svolge attività a favore di coloro che si trovano in una situazione di disagio. Ospita detenuti e parenti per la fruizione dei permessi premio e delle misure alternative alla detenzione, in vista del reinserimento e il ricongiungimento familiare mediante progetti mirati.
    Contatti
    Via Paganelli, 60/P - 10078 Venaria Reale (To)
    Tel. e Fax: 011 5782834
    E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Link ad altre associazioni che si occupano di "carcere"

MEDIAZIONE FAMILIARE

  • Centro Relazioni e famiglie
    Il Centro offre uno spazio di ascolto attento per tutti coloro che desiderano confrontarsi rispetto a dubbi, incertezze, conflitti e problematiche relative alle relazioni presenti all’interno del proprio nucleo familiare.
    Contatti
    Via Bruino, 4 (piazza Bernini) - 10100 Torino
    Tel.: 011 01131562
    www.comune.torino.it
  • Me.Dia.Re.
    L’associazione offre un servizio di ascolto e mediazione dei conflitti interpersonali e famigliari.
    Contatti
    Via Buniva 9bis/d - Tel. 011.8390942
    Via Giovanni da Verazzano 13 - cell. 393.8584373
    Via Principe Tommaso 4B - cell 345.7350229
    Via Bellezzia 19 - cell 393.8584373
    www.me-dia-re.it
  • Centro Consulenza Familiare
    Garantisce una serie di servizi e attività differenti rivolte al singolo o alla famiglia in difficoltà a seconda della domanda e del bisogno presentato.
    Contatti
    Corso Matteotti,  11 - 10100 Torino
    Tel.: 011 543121
    www.ccf.ideasolidale.org
  • Gruppo Abele
    Servizi di accoglienza per tutte quelle situazioni di marginalità che possono avere ripercussioni su tutto il nucleo familiare.
    Contatti
    Via Leoncavallo, 27 - 10100 Torino
    Tel.: 011 2486221
    www.gruppoabele.org
  • Consultorio Famigliare Torino Sud
    Il Consultorio offre consulenze in ambito psicologico individuale, di coppia e familiare, in ambito medico-ginecologico e legale.
    Contatti
    Via Nizza, 20A - 10125 Torino
    Tel.: 011 6636249
    www.gvvpiemonte.org
  • Spazio Genitori
    Il centro, offre uno spazio di ascolto e accompagnamento individuale.
    Contatti
    Via Saint Bon, 68 - 10152 Torino
    Tel.: 011 852942
    www.spaziogenitori.org

Mercoledì, 10 Ottobre 2012 12:52

Chi siamo

1987, Torino, gli ultimi anni dell’onda lunga del boom economico. E’ qui che comincia una storia, o forse è meglio definirla un’avventura imprenditoriale diversa. La cooperativa sociale Eta Beta.

Pubblicato in IL PROGETTO
Lunedì, 08 Ottobre 2012 14:15

Affidamento in prova ai Servizi Sociali

REQUISITI

Considerata la misura alternativa per eccellenza, l’affidamento in prova ai Servizi Sociali, si svolge interamente sul territorio, al di fuori delle mura carcerarie, per un periodo che non superi tre anni.

Può essere concessa ai detenuti che abbiano:

  • da espiare una pena residua non superiore a quattro anni di detenzione, quando nell’anno precedente alla richiesta, abbia tenuto un comportamento tale da consentire il giudizio di cui al comma 2 dell’art. 47 Legge 26 luglio 1975 n. 354.
  • una pena detentiva inflitta, o anche residuo pena, non superiore a tre anni;
  • un beneficio dall’esecuzione della misura alternativa, in particolar modo contribuendo alla rieducazione e assicurando la prevenzione del pericolo di nuovi reati, dopo un’attenta osservazione della personalità, condotta collegialmente in istituto;
  • tenuto un comportamento tale da ritenere che il godimento della misura alternativa contribuisca alla rieducazione e prevenga nuovi reati da parte del condannato, anche senza procedere all'osservazione in istituto

Per i soggetti affetti da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria o da altra malattia particolarmente grave, è previsto che l'affidamento in prova al servizio sociale può essere concesso anche oltre i limiti di pena previstI
I detenuti per reati associativi possono essere ammessi all’affidamento ai servizi sociali solo se collaborano con la giustizia; i detenuti per reati di terrorismo, omicidio, rapina aggravata, estorsione aggravata, traffico aggravato di droghe, possono essere ammessi solo se non vi sono collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva.
Limiti e divieti alla concessione della misura sono previsti per chi abbia commesso un reato durante un’evasione, un permesso premio, il lavoro all’esterno, o durante una misura alternativa.

PROCEDURA E MISURA

Procedura
La richiesta deve essere inoltrata al Tribunale di Sorveglianza, che è l’organo competente per la concessione della misura alternativa. Nel caso che il richiedente sia in libertà va indirizzata al Pubblico Ministero della Procura che ha disposto la sospensione dell'esecuzione della pena, entro trenta giorni dalla notifica, il quale la trasmetterà al Tribunale di Sorveglianza competente per fissare l'udienza.

Nel caso di persona reclusa, l’istanza va inoltrata direttamente al Magistrato di Sorveglianza, che può sospendere l'esecuzione, ordinare la liberazione del condannato e trasmettere immediatamente gli atti al Tribunale di Sorveglianza competente per fissare l'udienza. Nel caso in cui siano offerte concrete indicazioni circa:

  • l'esistenza dei presupposti necessari per l'ammissione;
  • l'esistenza di un grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione;
  • l'assenza di un pericolo di fuga.

Se il soggetto è affetto da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria o da altra malattia particolarmente grave, l'istanza deve essere corredata da idonea certificazione attestante lo stato di salute della persona richiedente la misura alternativa.
Nel caso l’istanza non venga accolta, si da inizio o riprende l'esecuzione della pena.

Affidamento in prova ai Servizi Sociali
L’affidamento in prova ai Servizi Sociali ha inizio dal momento in cui è notificata l'ordinanza di concessione della misura da parte degli organi competenti. Il Tribunale di Sorveglianza del luogo in cui ha sede il pubblico ministero competente dell'esecuzione per i soggetti in libertà, quello che ha giurisdizione sull'istituto penitenziario in cui è ristretto l'interessato al momento della presentazione della domanda per i soggetti detenuti.
Ha inizio con la sottoscrizione da parte del soggetto a cui è stata concessa la misura alternativa del verbale delle prescrizioni, e con l’assunzione dell'impegno a rispettarle:

  • se il condannato è in libertà, davanti al Direttore dell'UEPE;
  • se il soggetto è detenuto, davanti al Direttore dell'Istituto penitenziario

Le prescrizioni sono relative ai seguenti aspetti:

  • rapporti con l'UEPE;
  • dimora;
  • libertà di movimento;
  • divieto di frequentare determinati locali;
  • lavoro;
  • divieto di svolgere attività o di avere rapporti personali che possono portare al compimento di altri reati

A volte possono anche riguardare: il divieto di soggiorno in parte, in uno o in più comuni, l’obbligo di soggiorno in un comune determinato, l’adempimento degli obblighi di assistenza familiare, l’opera in favore della vittima del reato commesso.
Durante il periodo di affidamento le prescrizioni possono essere modificate dal Magistrato di Sorveglianza, tenuto conto anche delle informazioni raccolte dall'UEPE.

REVOCA E UEPE

Revoca
Il provvedimento di ordinanza della detenzione domiciliare può essere sospeso dal Magistrato di Sorveglianza con trasmissione degli atti al Tribunale di Sorveglianza nei seguenti casi:

  • quando l'UEPE informa il Magistrato di Sorveglianza di un nuovo titolo di esecuzione di altra pena detentiva che fa venir meno le condizioni per una prosecuzione provvisoria della misura (residuo pena inferiore a tre anni)
  • se il soggetto attua comportamenti, contrari alla legge o alle prescrizioni, ritenuti incompatibili con la prosecuzione della misura;
  • conclusione della misura

Mentre può essere revocato nel caso in cui:

  • il comportamento del soggetto sia contrario alla legge o alle prescrizioni dettate;
  • si verifichi la opravvenienza di un altro titolo di esecuzione di pena detentiva che determini un residuo pena superiore a tre anni

Il Magistrato di Sorveglianza trasmette poi gli atti al Tribunale di Sorveglianza che decide entro venti giorni la prosecuzione (o la cessazione) della misura.

L’affidamento termina con l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che estingue la pena e ogni altro effetto penale.

Particolare importanza sia prima, sia durante il corso della concessione della misura alternativa è ricoperta dall'Ufficio Esecuzione Penale Esterna (UEPE), in quanto:

  • partecipa al gruppo per l’osservazione scientifica della personalità (per persone detenute) o svolge l’inchiesta di servizio sociale (per soggetti in libertà) per elaborare la relazione di sintesi, da inviare al Tribunale di Sorveglianza;
  • aiuta il soggetto a superare le difficoltà di adattamento alla vita sociale al fine di favorire il suo reinserimento;
  • controlla la condotta del soggetto in ordine alle prescrizioni;
  • svolge azione di tramite tra l'affidato, la sua famiglia e gli altri suoi ambienti di vita, in collaborazione con i servizi degli Enti Locali, delle A.S.L. e del privato sociale;
  • riferisce periodicamente, con frequenza minima trimestrale, al Magistrato di Sorveglianza sull'andamento dell'affidamento ed invia allo stesso una relazione finale alla conclusione della misura;
  • fornisce al Magistrato di Sorveglianza ogni informazione rilevante sulla situazione di vita del soggetto e sull'andamento della misura (ai fini di un'eventuale modifica delle prescrizioni, ecc.);
  • prosecuzione della misura

CASI PARTICOLARI

Oltre ai casi sin qui descritti è possibile richiedre l'affidamento in prova terapeutico. Una particolare forma di affidamento in prova rivolta ai tossicodipendenti e alcooldipendenti che intendano intraprendere o proseguire un programma terapeutico.

Per la concessione della misura alternativa o di comunità sono richiesti i seguenti requisiti:

  • pena detentiva inflitta, o anche residuo pena, non superiore a sei anni;
  • il condannato deve essere persona tossicodipendente o alcooldipendente che ha in corso o che intende sottoporsi ad un programma di recupero

Alla domanda deve essere allegata, a pena di inammissibilità, certificazione rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da una struttura privata accreditata attestante lo stato di tossicodipendenza o di alcooldipendenza, la procedura con la quale è stato accertato tale stato, e l'andamento del programma concordato.

Se il Tribunale di sorveglianza dispone l'affidamento, tra le prescrizioni impartite devono essere comprese quelle che determinano le modalità di esecuzione del programma.
Il responsabile della struttura presso cui si svolge il programma terapeutico di recupero e socio-riabilitativo è tenuto a segnalare all'autorità giudiziaria le violazioni commesse dalla persona sottoposta al programma.
Qualora tali violazioni integrino un reato, in caso di omissione, l'autorità giudiziaria ne dà comunicazione alle autorità competenti per la sospensione.

Riferimenti normativi

Fonte: Ministero della Giustizia

Lunedì, 24 Settembre 2012 15:09

Lavoro

IL LAVORO IN CARCERE

L’Ordinamento penitenziario italiano individua il lavoro come uno degli elementi del trattamento rieducativo stabilendo che, salvo casi di impossibilità, al condannato è assicurata un’occupazione lavorativa.
Il lavoro all’interno degli istituti penitenziari è obbligatorio, remunerato e non deve avere carattere afflittivo. Non deve essere un inasprimento della pena e l’istituzione carceraria deve favorire la destinazione dei detenuti al lavoro e la loro partecipazione a corsi di formazione professionale. E’ possibile per gli istituti stipulare rapporti con aziende pubbliche o private convenzionate e con enti al fine di istituire all'interno degli istituti lavorazioni organizzate o corsi di formazione professionale.

Il rapporto di lavoro prevede le medesime garanzie assicurative, contributive e previdenziali di quelle previste in un rapporto di lavoro subordinato, ed il compenso economico è calcolato in base alla quantità e alla qualità di lavoro prestato, in misura non inferiore ai 2/3 del trattamento economico previsto dai contratti collettivi nazionali.

Il lavoro penitenziario si svolge prevalentemente in tre modalità, quali il lavoro "domestico", alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria e finalizzato all'espletamento dei servizi d'istituto; il lavoro su base industriale, consistente nelle cosiddette "lavorazioni", organizzate e gestite dall'amministrazione penitenziaria o da imprenditori esterni; e il lavoro al di fuori dell'istituto penitenziario, attraverso l'ammissione al beneficio del lavoro all'esterno art. 21 dell'Ordinamento penitenziario.

Il collocamento al lavoro da svolgersi all'interno dell'istituto avviene nel rispetto di graduatorie fissate in due apposite liste, delle quali una generica e l'altra per qualifica o mestiere.
Nell'assegnazione dei soggetti al lavoro, con l'esclusione dei detenuti e degli internati sottoposti al regime di sorveglianza, al lavoro si tiene conto:

  • dell'anzianità di disoccupazione durante lo stato di detenzione o di internamento;
  • dei carichi familiari;
  • della professionalità;
  • delle precedenti e documentate attività svolte e di quelle a cui i detenuti potranno dedicarsi dopo la dimissione

Riferimenti normativi

Fonte: Ministero della Giustizia; L'altro diritto

ART. 21

Il lavoro all'esterno per persone private delle libertà personali è permesso, secondo quanto disposto dall'articolo 21 dell'Ordinamento Penitenziario. Detenuti e internati possono essere assegnati al lavoro all'esterno in condizioni idonee a garantire l'attuazione positiva degli scopi previsti nel proprio trattamento esecutivo.

Nel caso di persona condannata alla pena della reclusione per uno dei delitti indicati nel comma 1 dell'articolo 4- bis, l'assegnazione al lavoro all'esterno può essere disposta dopo l'espiazione di almeno un terzo della pena e, comunque, di non oltre cinque anni.

Nei confronti dei condannati all'ergastolo l'assegnazione può avvenire dopo l'espiazione di almeno dieci anni.

L’ammissione avviene esclusivamente su autorizzazione della competente autorità giudiziaria e il beneficio diviene esecutivo solo dopo l’approvazione del Magistrato di Sorveglianza.

Nel caso non sussistono motivi di sicurezza le persone assegnate al lavoro esterno possono recarsi sul luogo di lavoro senza scorta.

C. C. TORINO

All'interno della Casa Circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno” sono previste, tra le altre, le seguenti mansioni:

  • cucinieri;
  • barbieri;
  • addetti alla lavanderia;
  • spesini (addetti spesa detenuti);
  • piantoni (assistenza infermi);
  • portavitti;
  • scopini (addetti alle pulizie);
  • M.O.F. (Manutenzione Ordinaria Fabbricati: i lavoratori edili, idraulici ed elettrici necessari alla manutenzione dei fabbricati);
  • giardinieri;
  • scrivani.

Per esservi ammessi è necessario compilare un apposito modulo che gli addetti all’Ufficio Pratiche detenuti, utilizzeranno per redigire le graduatorie di attesa.

Per quel che concerne le cosiddette "lavorazioni" in data 9 settembre 2009 è stato firmato un "Protocollo d'intesa finalizzato allo sviluppo delle attività produttive all'interno della Casa Circondariale - Lorusso e Cutugno", tra la direzione e una serie di cooperative. Allo stato attuale le cooperative presenti sono:

LogoImpegno sociale e qualità si fondono nel progetto “Liberamensa” avviato nel 2008 dalla cooperativa Ecosol all’interno del carcere di Torino con l’obiettivo di dare formazione e lavoro ai detenuti nel settore della ristorazione. Con la supervisione e la formazione di cuochi e pasticceri esperti, soci della cooperativa, i detenuti assunti, con applicazione del CCNL di categoria presso la cucina del carcere, si occupano della preparazione dei pasti per l’Istituto e di tutte le preparazioni destinate all’esterno. Privati e organizzazioni possono rivolgersi a Liberamensa per acquistare prodotti di pasticceria e gastronomia e per servizi di catering e coffee break in occasione di rinfreschi e cerimonie. La creazione di “veri” posti di lavoro all’interno del carcere rappresenta una possibilità concreta offerta ai detenuti nel percorso di riabilitazione. Oltre all’occupazione del “tempo” in modo attivo, il lavoro intramurario consente di percepire un reddito, di usufruire di un percorso formativo specifico in un settore che offre possibilità di occupazione all’esterno.

Contatti
Sede legale: Via Lulli, 8 - 10148 Torino
Tel.: 011 2207819 - Fax: 011 2261342
E-mail:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito:www.liberamensa.org

LogoETA BETA s.c.s, è una realtà torinese del no-profit, è una cooperativa Sociale di tipo B, nata nel 1987. I servizi informatici sono la leva con cui sperimentare uno sviluppo di servizi e prodotti innovativi, nonché un inserimento lavorativo che privilegi la centralità della persona. Nel 2002 la Direzione della Casa Circondariale di Torino consente l’avvio di un laboratorio interno nel quale svolgere attività produttive legate all’imputazione dei dati, al trattamento documentale, alla scansione, ad attività di raccolta dati, alla produzione di e-book, ai servizi editoriali e ad attività di web content e web marketing. Un’opportunità dove le persone detenute possono sperimentarsi in attività lavorative apprendendone i passaggi, attraverso la guida del personale esterno della Cooperativa, questo consente loro di avere un regolare stipendio, e di progettare un percorso di uscita dal carcere con una possibilità concreta di inserimento lavorativo.

Contatti
Lungo Dora Voghera, 22 - 10153 Torino
Tel.: 011 8100211 - Fax: 011 8100250
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito: www.etabeta.it

LogoNata nel 2007 all’interno di un più ampio progetto promosso dal Comune di Torino e denominato “Le Virtù del Lavoro”, Extraliberi si prefigge l’ambizioso obiettivo di sviluppare nuove sinergie e una più fertile integrazione tra carcere e territorio. L’espressione più concreta di questo progetto è il laboratorio di serigrafia e di stampa digitale, una piccola realtà imprenditoriale nella quale lavora attualmente un gruppo di detenuti del carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino, impegnati nella personalizzazione su commissione di T-shirt, polo, felpe, cappellini, borse, abbigliamento sportivo e da lavoro.

Contatti
Via Giovanni Zambelli, 2 - 10137 Torino
Tel: 349 7522540
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito: www.extraliberi.it

LogoL’idea forza del progetto di Pausa Cafè è la realizzazione, in carcere, di produzioni agro alimentari che rispondano a requisiti di eccellenza organolettica, ambientale e sociale. Il progetto si è incentrato inizialmente su caffè, cacao e birra realizzati presso gli istituti di pena di Torino e Saluzzo. È stato così creato un partenariato internazionale tra produttori di caffè e cacao, trasformatori e consumatori che consente l’acquisto di prodotti di eccellenza ad un prezzo equo. Il tutto migliorando le condizioni di vita dei contadini e generando opportunità di inserimento lavorativo intra moenia per i detenuti partecipanti al progetto. Al fine di favorire il reinserimento a fine pena si è quindi sviluppata l’ attività di ristorazione eticamente orientata, con l’obbiettivo di rompere il circolo vizioso di marginalità > detenzione > marginalità > recidiva. E’ nato così a Grugliasco il “Bistro di Pausa Cafè”.

Contatti
Via Narzole, 1 - 10126 Torino
Tel.: 011 19506842
E-mail:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito:www.pausacafe.org

La cooperativa gestisce la lavanderia industriale in funzione all’interno della Casa circondariale di Torino. La lavanderia ha commesse esterne con strutture pubbliche e private e serve alcune strutture alberghiere per il lavaggio di lenzuola e asciugamani.

Contatti
Via C. Brunetto, 110 Fraz. Ceretts - 10077 S10077 San Maurizio C.se (TO)
Tel.: 011 9279996
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Fonte: Camera di Commercio di Torino

C. C. IVREA

Sono presenti attività gestite direttamente dall'amministrazione penitenziaria per quel che riguarda lavorazioni tipografiche, con impiego di personale con turnazione giornaliera; e gestite da terzi per l'orticoltura in serra.

Quanto presente in questa pagina è stato ricavato dal sito istituzionale del Ministero della Giusizia "Schede trasparenza istituti penitenziari - pubblicazione del 19 maggio 2016"

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_data_view.wp?liveUid=2014DAPCARD&Nome=UFF57073

Fonte: Associazione Antigone

Mercoledì, 12 Settembre 2012 16:37

Personale interno al carcere

C. C. DI TORINO

L'organico costituente il personale interno al carcere è organizzato in macro aree funzionali.

Settore direttivo, così composto:

  • Direzione: formata dal Direttore e dai suoi collaboratori. Il primo gode di ampi poteri decisionali, essendo di propria competenza la supervisione e la gestione dell’istituto nel suo insieme e ricoprendo il ruolo di funzionario delegato per le spese. I secondi si occupano della gestione dei settori detentivi loro assegnati, seguondo i vari progetti trattamentali e di organizzazione degli Uffici. Coadiuvano inoltre il Direttore nel coordinamento del personale delle aree amministrative e del reparto Sicurezza e lo rappresentano nei rapporti con la comunità esterna;
  • Ufficio Matricola: è articolato in numerosi settori distinti per competenze, preposti alla gestione delle procedure di ricezione degli arrestati, scarcerazione e trasferimento dei detenuti;
  • Area amministrativa-contabile: si occupa di tutta la parte amministrativa e contabile della casa circondariale, si suddivide in uffici con compiti specifici, come ad esempio la Ragioneria (preposta alla gestione dei fondi assegnati dal Ministero, degli ordini e degli acquisti del materiale, nonche delle gare d'appalto), l’Ufficio Conti Correnti (competente in merito alla gestione finanziaria dei conti delle persone private della libertà e dei detenuti semiliberi), o ancora l'Ufficio Cassa(ammnistra il fondo detenuti, il conto corrente postale, la gestione finanziaria dei detenuti semiliberi, il pagamento di stipendi e competenze varie del corpo di polizia penitenziaria);
  • Area segreteria: al cui interno è presente l’Ufficio Posta, che si occupa della spedizione della corrispondenza della popolazione detenuta, altri uffici sono preposti alla ricezione e al rilascio delle richiesta per le tessere di riconoscimento, alle nomine di assistenti volontari, alla predisposizione di ordini di servizio, avvisi, autorizzazioni d'ingresso e tessere d'ingresso, alla registrazione della corrispondenza dell'istituto in entrata e in uscita.

Area trattamento penitenziario

  • Area pedagogica: dove opera l'équipe di osservazione e trattamento (con compiti di elaborazione di un programma di trattamento rieducativo individualizzato), composta dal Direttore e da specifiche figure professionali quali, psicologi, assistenti sociali (UEPE) ed educatori e altre non appartenenti all'area pedagogica. Figure che svolgono compiti di mediazione, informazione, sostegno e facilitazione ai detenuti, in particolare gli educatori che organizzano attivita ricreative o educative, svolgono colloqui di sostegno e assistono le persone private della libertà nelle attivita quotidiane. Attiene a quest'area l'Ufficio Educatori, tra le cui competenze rientrano: attività di osservazione e stesura della relazione finale di sintesi o comportamentale, "primo colloquio di osservazione" per i detenuti definitivi, interventi su richiesta del detenuto (relazione di aiuto, attivazione di risorse e di collaborazione con figure professionali interne ed esterne), attivazione e coordinamento di "Gruppi di Attenzione" all'interno dei singoli blocchi, partecipazione ai "consigli di disciplina" e all'estrazione e delle "commissioni" vitto, attività ricreative e sportive, biblioteca (su delega della Direzione), nonchè l'accompagnamento degli studenti tirocinanti nel loro iter formativo presso Scuole per Educatori Professionali.

Polizia penitenziaria
La sicurezza fa capo alla polizia penitenziaria, di cui fanno parte, tra gli altri, il comandante, gli agenti di custodia addetti alla sorveglianza, i capiposto, corpo di polizia posto alle dipendenze del Ministero della Giustizia, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. La Polizia Penitenziaria garantisce la sicurezza e le condizioni di legalità all'interno degli istituti penitenziari e collabora alle attività di reinserimento sociale delle persone condannate

Fonte: Casa circondariale di Torino

CASA CIRCONDARIALE DI IVREA

Attualmente il personale in servizio si compone delle seguenti figure:

  • direttrice dell'Istituto;
  • polizia penitenziaria: 164 realmente in servizio più 10 distaccati. La pianta organica prevede la presenza di 196 agenti. Viene segnalata in particolare la carenza del numero di ispettori (4 presenti) e di sovrintendenti (3 di cui uno in distacco da Torino);
  • educatori: 4 + 1 in aspettativa;
  • psicologi: 1, per 21 ore al mese

Quanto presente in questa pagina è stato ricavato dal sito istituzionale dell'associazione Antigone ONLUS. Promotrice dell'Osservatorio nazionale sull'esecuzione penale e del Rapporto Online sulle condizioni di detenzione nelle carceri italiane, in base alla scheda elaborata a seguito della visita dell'associazione effettuata in data 5 luglio 2012.

Fonte: Associazione Antigone

I.P.M. FERRANTE APORTI

Attualmente il personale in servizio si compone delle seguenti figure:

  • direttrice dell'Istituto;
  • polizia penitenziaria: l'organico è formalmente al completo,  gli agenti che lavorano a stretto contatto con i ragazzi vestono in borghese, mentre coloro che operano negli uffici e gli ufficiali vestono sempre in divisa;
  • educatori: 7 presenti;
  • personale amministrativo: composto attualmente da 3 persone

Quanto presente in questa pagina è stato ricavato dal sito istituzionale dell'associazione Antigone ONLUS. Promotrice dell'Osservatorio nazionale sull'esecuzione penale e del Rapporto Online sulle condizioni di detenzione nelle carceri italiane, in base alla scheda elaborata a seguito della visita dell'associazione effettuata in data 5 luglio 2012.

Fonte: Associazione Antigone

Mercoledì, 18 Luglio 2012 11:16

Cooperazione sociale

Le cooperative sociali nascono con lo scopo di soddisfare necessità che non coincidono esclusivamente con quelli dei soci proprietari, bensì con quelli della più vasta comunità locale ovvero dei bisogni collettivi.

Le Cooperative sociali di tipo A
La preferenza per interventi di tipo territoriale e domiciliare contraddistingue questa forma d'impresa. Sviluppando relazioni nella comunità di appartenenza risponde alle esigenze ed ai bisogni di quei cittadini che altrimenti sarebbero rimasti condannati ad una forte istituzionalizzazione: ricovero, carcere, comunità.
Si contraddistinguono come punto nevralgico di ogni rete sociale per la flessibilità dei servizi offerti e la forte motivazione e qualificazione del personale impiegato.
Link all'elenco alfabetico delle cooperative sociali di tipo A della Provincia di Torino

Le Cooperative sociali di tipo B
Questa tipologia di cooperativa sociale ha nel tempo conquistato il ruolo di strumento privilegiato e specialistico per l'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, in grado di svolgere una formazione professionale sul campo, lavorando al contempo ad una piena integrazione sociale delle persone in difficoltà.
Offre ai soggetti inseriti la possibilità di maturare e acquisire quelle competenze necessarie per poter reinserirsi nel mercato del lavoro. Il percorso avviene all'interno di un ambiente lavorativo in parte protetto, adattabile al singolo soggetto, ma che allo stesso tempo presenta le caratteristiche di un luogo di lavoro vero e proprio.
Link all'elenco alfabetico delle cooperative sociali di tipo B della Provincia di Torino

I Consorzi
I Consorzi rappresentano uno degli strumenti principali di cui la cooperazione sociale si è dotata per poter essere promotrice di politiche sociali all'interno della società civile, attraverso:

  • Territorialità: il consorzio è costituito da cooperative operanti in un’area geografica di riferimento entro cui sviluppa la propria azione;
  • Intersettorialità: aggrega cooperative sia di tipo A sia di tipo B, evitando di assumere una caratteristica specialistica;
  • Sperimentazione: grazie alle esperienze delle diverse realtà, può avviare nuove iniziative in settori che le singole cooperative non presidiano normalmente.

Link all'elenco alfabetico dei consorzi di cooperative sociali della Provincia di Torino

Mercoledì, 18 Luglio 2012 10:45

Il privato sociale

TERZO SETTORE

La definizione di "privato sociale" o “3° settore" individua tutto ciò che si differenzia sia dalla sfera pubblica (stato, regioni, enti locali, altri enti) sia da quella privata, ossia dal mercato. E' un universo vasto, composto da soggetti differenti tra loro, che hanno in comune la capacità di sviluppare nuove opportunità e modelli per rispondere alla domanda di bisogni che né lo Stato né il mercato sono in grado di soddisfare.  All'interno di questa forma di “economia sociale” confluiscono strutture organizzate con forme giuridiche molto differenti, che affiancano le istituzioni nell’offerta di servizi alla persona socialmente disagiata a causa della commissione di un reato. Realtà che sono parte integrante della “rete sociale” del territorio e spesso rappresentano un ponte tra carcere e società, creando opportunità di inserimento lavorativo e sociale.

La cooperazione sociale
Finalità della cooperazione sociale è quella di  "perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini attraverso:

  • la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi;
  • lo svolgimento di attività diverse finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate".

La normativa italiana riconosce tre tipi di cooperative: tipo A, B e C.

Associazionismo
Attive sul territorio attraverso opere di solidarietà e condivisione, le associazioni affiancano gli operatori gestendo alcune attività inerenti il "recupero" della persona ristretta all'interno degli istituti carcerari. Diventando inoltre punto di riferimento sia per le famiglie sia per le persone in uscita dal carcere, per quanto concerne lo svolgimento di pratiche, informazioni e servizi, oltre ad offrire  opportunità di reinserimento all'esterno. Occupandosi di devianza e carcere il volontariato diventa così parte essenziale della rete sociale e di servizi presente sul territorio, dove la collaborazione tra le parti diventa strumento d'intervento per supportare le persone in difficoltà nel soddisfacimento dei bisogni primari di ogni persona (mangiare, dormire, cura dell’igiene, fare un documento di identità ed altro).
Elenco delle Associazioni di volontariato della Provincia di Torino

Le Fondazioni
La Fondazione, istituzione di carattere privato senza finalità di lucro, utilizza le proprie risorse finanziarie per scopi educativi, culturali, religiosi, sociali e per altri scopi di pubblica utilità. Gli ambiti di intervento delle Fondazioni riguardano la fornitura di servizi assistenziali a persone in particolari situazioni di difficoltà, l’attività benefica al fine di favorire la fuoriuscita dallo stato di disagio e l’erogazione di sussidi e finanziamenti per progetti volti alla reintegrazione sociale e lavorativa di soggetti svantaggiati.
Elenco delle Fondazioni della Provincia di Torino

COOPERAZIONE SOCIALE

Le cooperative sociali nascono con lo scopo di soddisfare necessità che non coincidono esclusivamente con quelli dei soci proprietari, bensì con quelli della più vasta comunità locale ovvero dei bisogni collettivi.

Le Cooperative sociali di tipo A
La preferenza per interventi di tipo territoriale e domiciliare contraddistingue questa forma d'impresa. Sviluppando relazioni nella comunità di appartenenza risponde alle esigenze ed ai bisogni di quei cittadini che altrimenti sarebbero rimasti condannati ad una forte istituzionalizzazione: ricovero, carcere, comunità.
Si contraddistinguono come punto nevralgico di ogni rete sociale per la flessibilità dei servizi offerti e la forte motivazione e qualificazione del personale impiegato.
Link all'elenco alfabetico delle cooperative sociali di tipo A della Provincia di Torino

Le Cooperative sociali di tipo B
Questa tipologia di cooperativa sociale ha nel tempo conquistato il ruolo di strumento privilegiato e specialistico per l'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, in grado di svolgere una formazione professionale sul campo, lavorando al contempo ad una piena integrazione sociale delle persone in difficoltà.
Offre ai soggetti inseriti la possibilità di maturare e acquisire quelle competenze necessarie per poter reinserirsi nel mercato del lavoro. Il percorso avviene all'interno di un ambiente lavorativo in parte protetto, adattabile al singolo soggetto, ma che allo stesso tempo presenta le caratteristiche di un luogo di lavoro vero e proprio.
Link all'elenco alfabetico delle cooperative sociali di tipo B della Provincia di Torino

I Consorzi
I Consorzi rappresentano uno degli strumenti principali di cui la cooperazione sociale si è dotata per poter essere promotrice di politiche sociali all'interno della società civile, attraverso:

  • Territorialità: il consorzio è costituito da cooperative operanti in un’area geografica di riferimento entro cui sviluppa la propria azione;
  • Intersettorialità: aggrega cooperative sia di tipo A sia di tipo B, evitando di assumere una caratteristica specialistica;
  • Sperimentazione: grazie alle esperienze delle diverse realtà, può avviare nuove iniziative in settori che le singole cooperative non presidiano normalmente.

Link all'elenco alfabetico dei consorzi di cooperative sociali della Provincia di Torino

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