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La remissione del debito

Le persone condannate e internate che hanno scontato una pena detentiva, nel caso si trovino in disagiate condizioni economiche e abbiano mantenuto una condotta regolare durante la carcerazione, possono chiedere l’esenzione dal pagamento delle spese del procedimento giudiziario e del mantenimento in carcere. Per chi sia stato condannato ad una pena non detentiva, se sussistono i medesimi requisiti, è possibile richiedere solo l’esenzione dal pagamento delle spese del procedimento giudiziario.

Non si può chiedere la “remissione del debito”, cioè l'annullamento per le pene pecuniarie e per debiti di natura civile.

La domanda può essere presentata dall’interessato, dal Consiglio di disciplina o dai congiunti, indirizzandola al Magistrato di sorveglianza con giurisdizione sull’istituto in cui l’interessato è detenuto al momento della richiesta, oppure, se l’interessato è libero, al Magistrato di sorveglianza competente per il luogo in cui ha la residenza o il domicilio.

L’istanza deve contenere:

  • generalità e indirizzo del richiedente;
  • indicazione precisa delle sentenze per le quali si chiede il beneficio (la mancanza di tali riferimenti può essere causa di inammissibilità);
  • periodo e luogo di detenzione;
  • motivazione delle disagiate condizioni economiche (mancanza di lavoro, problemi di salute, ecc);
  • indizazione dell'eventuale possesso di beni mobili, immobili e composizione del nucleo familiare;
  • dichiarazione di condotta regolare

Il magistrato di Sorveglianza effettuata l’istruttoria e raccolte le informazioni necessarie procede a norma dell’art. 667 comma 4 c.p.p. Ovvero il giudice dell’esecuzione (Magistrato di Sorveglianza), provvede senza formalità con ordinanza, comunicata al Pubblico Ministero e notificata all’interessato.
Contro l’ordinanza emessa è possibile proporre opposizione, a pena di decadenza entro quindici giorni dalla comunicazione al Pubblico Ministero o dalla notifica all’interessato. In tal caso si procede a norma dell’art. 666 c.p.p.

Riferimenti normativi

Fonte: Ministero di Giustizia, L’Altro diritto