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FAQ

In questa sezione è possibile reperire informazioni approfondite e le risposte ai quesiti più frequenti relativi alla sezione DETENUTI IN ENTRATA, DETENUTI IN USCITA, FAMILIARI e OPERATORI DEL PRIVATO SOCIALE di zeromandate.org.

Innanzitutto bisogna distinguere i circuiti detentivi dai regimi penitenziari. Il circuito detentivo è una struttura logistica (sezioni d’istituto) dotata di speciali requisiti di sicurezza al cui interno sono collocate categorie differenti di detenuti. Il termine regime penitenziario, invece, rinvia ai metodi di trattamento applicati alla vita penitenziaria.Le circolari DAP prevedono i seguenti circuiti:

  • Circuito di media sicurezza: (cd. detenuti comuni) con pene entro i tre anni.
  • Circuito di alta sicurezza: per detenuti sospettati di appartenere alla criminalità organizzata.
  • Circuito a elevato indice di vigilanza (EIV): per esponenti della criminalità politico-terroristica; ex appartenenti al regime 41bis.
  • Circuito per i collaboratori di giustizia: per i soggetti che collaborano con la magistratura.

È una misura coercitiva personale applicata ad un indagato in attesa di giudizio che si presume non colpevole. Può essere adottata a condizione che non solo sussistano gravi indizi del reato, ma che sussistano anche specifiche esigenze cautelari, come quelle derivanti dal pericolo di reiterazione del reato, dal pericolo di fuga o dal pericolo d'inquinamento delle prove. Le condizioni che legittimano la misura restrittiva devono di norma essere accertate in concreto e le misure adottate devono essere proporzionate e ristrette al minimo.
Il detenuto non perde il suo status di cittadino e rimane perciò titolare di alcuni diritti fondamentali, come il diritto alla difesa, alla salute, all'identità personale, a professare la propria religione, a ricevere un trattamento di esecuzione della pena rispettoso del senso di umanità e tendente alla rieducazione del detenuto, all’istruzione, alla formazione professionale e al lavoro. La condanna passata in giudicato, tuttavia, comporta automaticamente l’applicazione di pene accessorie che limitano i diritti costituzionalmente garantiti come:

  • l’interdizione dai pubblici uffici: può essere temporanea o perpetua (il condannato viene privato del diritto di elettorato attivo e passivo e di ogni altro diritto politico, da ogni pubblico ufficio e di ogni incarico.);
  • l’interdizione da una professione o da un’arte: perdita della capacità di esercitare, per tutto il tempo dell’interdizione, una professione per cui è necessario uno speciale permesso o abilitazione;
  • l'interdizione legale: automatica con la condanna all’ergastolo e alla reclusione non inferiore a cinque anni (è la pena accessoria per i delitti di maggiore gravità che priva il condannato della capacità di agire);
  • l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese (è stata introdotta per i reati dei cd. colletti bianchi;
  • l’incapacità di contrattare con le Pubbliche amministrazioni (l’incapacità di concludere contratti con la PA)

Quando una persona viene arrestata, espletate le procedure d’ingresso presso l’ufficio matricola e il casellario ed eseguita la prima visita medica, viene condotta nelle sezioni di pernottamento. Se si tratta di primo arresto, la persona viene sentita dallo psicologo e poi destinata alle sezioni riservate ai “nuovi giunti”; se il colloquio con l’esperto ha evidenziato un normale status psicologico, i criteri per la scelta delle celle di pernottamento non si differenziano da quelli seguiti per le persone arrestate più volte: tengono conto soprattutto della nazionalità dell’arrestato, dell’età, della tipologia di reato commesso e, per quanto possibile, anche delle eventuali richieste dell’interessato. L’assegnazione non è definitiva: è possibile, attraverso una “domandina” fare richiesta per il cambio di cella indicando le motivazioni. L’esperto, comunque, nel caso in cui fosse necessario precauzionalmente può consigliare o una destinazione diversa oppure una sorveglianza particolare, per prevenire soprattutto atti di autolesionismo.Per chi dovesse arrivare da altro carcere, il criterio utilizzato è quello dello status giuridico della persona detenuta (giudicante, appellante, ricorrente, definitivo), per cui viene assegnato alla sezione corrispondente. A differenza dei nuovi giunti, però, se nella cartella personale della persona proveniente da altro carcere non sono evidenziate particolari esigenze di controllo e sicurezza, si tiene conto anche delle esigenze personali – per esempio, per motivi di studio e se lo spazio lo consente, può essere assegnato a sezioni previste allo scopo.
Occorre fare, innanzitutto, una distinzione fondamentale tra lavoro alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria - i cosiddetti “lavori domestici” – e lavoro alle dipendenze di terzi, ossia di aziende che operano all’interno delle carceri.A prescindere dal datore di lavoro, per svolgere una qualsiasi mansione lavorativa all’interno del carcere la persona privata della libertà personale, qualunque sia il suo status giuridico, può fare richiesta all’Ufficio Comando tramite domandina. Se trattasi di lavori domestici, solitamente si viene chiamati dal suddetto ufficio per un breve colloquio in cui il richiedente può esporre le motivazioni della sua richiesta. I criteri di scelta, se rispettati, sono diversi a seconda della mansione lavorativa: per lavorare in cucina o alla MOF (Manutenzione Ordinaria Fabbricati), per esempio, la scelta può cadere su chi ha già esperienze lavorative specifiche. Lo status giuridico di “definitivo” a volte può essere determinante, ma ciò che più conta è aver tenuto “condotta regolare” durante la permanenza in istituto.Quando si tratta di lavorare per conto di aziende esterne la prassi è la seguente: fatta la domandina, l’amministrazione sceglie un gruppo di candidati potenzialmente idonei a svolgere la mansione richiesta. La lista di candidati viene sottoposta al vaglio dell’azienda disposta ad assumere, che attraverso uno o più colloqui sceglie il/i candidato/i che sosterrà un periodo di prova prima dell’assunzione definitiva.
Il beneficio della liberazione anticipata è previsto dall’art. 54 dell’Ordinamento Penitenziario e trova applicazione nei confronti del condannato a pena detentiva che abbia partecipato all’opera di rieducazione e abbia mantenuto una regolare condotta. È una riduzione di giorni 45, dal fine pena, per ciascun semestre scontato. L’istanza va proposta al Magistrato di Sorveglianza competente in relazione al luogo dell’esecuzione e deve contenere tutti i dati che giustifichino l’applicazione della misura alternativa richiesta.Per la decisione, il Magistrato di Sorveglianza tiene conto del comportamento del soggetto richiedente e decide in camera di consiglio senza la presenza delle parti. Qualora il Magistrato ritiene vi siano elementi idonei a concedere la misura alternativa, ne dispone l’applicazione.Può essere revocata nel caso in cui il detenuto commette un reato non colposo durante la medesima carcerazione.
E’ possibile solo in particolari casi e soprattutto dipende dalla posizione giuridica del recluso. Se il detenuto è “in attesa di giudizio” deve rimanere a disposizione dell’autorità giudiziaria competente per territorio nel quale si presume abbia commesso il reato. Successivamente è la direzione dell’istituto a decidere sui trasferimenti della popolazione detenuta, che spesso avviene per sovraffollamento o per motivi disciplinari. Tuttavia, il detenuto appellante o definitivo – che osservano le norme di buon comportamento – può chiedere il trasferimento per motivi di studi o per frequentare corsi professionali, istituiti in altre sedi.È prevista la possibilità per il detenuto definitivo che sconta la pena in penitenziari distanti dal nucleo familiare di chiedere un trasferimento temporaneo per “avvicinamento colloquio”.
Sì, ma solo per motivi di studio. Il possesso e l’utilizzo del pc possono essere autorizzati dalla Direzione su richiesta scritta (domandina) da parte dell’interessato, ma è vietato internet per motivi di sicurezza. Tutti i computer, infatti, di cui è dotato il Polo Universitario di Torino sono sprovvisti di modem (il dispositivo di connessione ad internet), per cui è impossibile connettersi alla rete. Sono consentite tutte le altre attività che possono esplicarsi tramite computer: scrivere tesi di laurea, prendere appunti durante le lezioni, consultare l’enciclopedia, vedere video e anche giocare.

Gli ex detenuti sono considerati lavoratori svantaggiati poiché soddisfano i requisiti previsti dal Regolamento CE 2204/2002 art. 2 lettera f.La normativa definisce lavoratore svantaggiato qualsiasi persona appartenente a una categoria che abbia difficoltà a entrare, senza assistenza, nel mercato del lavoro, vale a dire qualsiasi:

  • persona che non abbia ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente da quando è stata sottoposta a una pena detentiva o a un'altra sanzione penale;
  • persona detenuta o internata negli istituti penitenziari;
  • persona condannata o internata ammessi alle misure alternative alla detenzione e al lavoro all’esterno

Si. Tuttavia è quanto mai utile servirsi dell’opera di un avvocato. L’avvocato aiuterà, con la sua competenza e esperienza, l’interessato nella presentazione della domanda, degli allegati, della opportuna documentazione. L’avvocato dispone di una apposita formazione che gli consente di dare consigli preziosi affinché la domanda sia accolta e di spiegare quando e perché NON può essere accolta.
Occorre presentarsi al Centro per l’Impiego di residenza e consegnare una dichiarazione autocertificata nella quale si afferma di essere:

  • disoccupato;
  • disponibile a eseguire qualsiasi mansione;
  • disponibile a compiere le attività, di ricerca lavoro, definite con i servizi competenti

Il servizio eroga, inoltre, attività finalizzate a favorire l’occupazione di soggetti, definiti dalla normativa, “svantaggiati”, tra cui, detenuti, ex detenuti e soggetti con problemi di giustizia. Nei servizi offerti dagli sportelli dei CPI, possono, dove previste, rientrare azioni informative, consulenziali, formative e orientative.

No. Solo le spese processuali penali provenienti dall’ufficio Campione e quelle di mantenimento negli istituti di pena possono essere “rimesse”, cioè annullate. Non si può chiedere la “remissione del debito” per le pene pecuniarie e per debiti di natura civile.
Il Campione penale è l'ufficio strumentale della cancelleria del giudice dell'esecuzione, competente per il recupero delle spese di giustizia. Solo le spese processuali penali provenienti dall’ufficio Campione possono essere ammesse alla remissione del debito.

Sì, è possibile anche se è raro. E' opportuno che la richiesta venga fatta tramite l’avvocato di fiducia del proprio congiunto per un colloquio con la sua presenza: altrimenti per poter parlare con il Direttore dell’istituto penitenziario occorre fare la richiesta in portineria, per parlare con il Magistrato di Sorveglianza è necessario presentarsi di persona presso la sede del Tribunale di Sorveglianza.
Sì, ma deve essere il detenuto a farne richiesta: se si tratta di colloqui visivi bisogna allegare alla richiesta (semplice domandina) il certificato di residenza della persona che si intende incontrare; per ciò che concerne le telefonate, basta indicare nell’apposito modulo il numero dell’utenza telefonica intestato al/alla convivente con cui si intende comunicare. Entrambe le autorizzazioni vengono rilasciate: dal giudice delle indagini preliminari (GIP) se la persona in carcere è in attesa del Giudizio di primo grado, dalla Direzione del carcere in tutti gli altri casi.
Una direttiva del DAP introduce la possibilità di poter comunicare con i propri parenti anche attraverso cellulare, ma al momento la Direzione del carcere di Torino non ha ancora autorizzato richieste simili.

Il certificato dei carichi pendenti consente la conoscenza di procedimenti penali in corso a carico di un determinato soggetto.

Il certificato può essere richiesto: 

  • dall’interessato;
  • dalle pubbliche amministrazioni o dai gestori di pubblici servizi, quando il certificato è necessario per l’espletamento delle loro funzioni;
  • dall’autorità giudiziaria penale, che provvede direttamente alla sua acquisizione

La richiesta va presentata dall’interessato munito di documento di riconoscimento in corso di validità, o da persona da lui delegata, utilizzando il modello apposito.

Per i cittadini extracomunitari sprovvisti di passaporto si richiede la copia del permesso di soggiorno.

Casi particolari:

  • per i minorenni, la domanda va presentata dal genitore esercente la potestà genitoriale;
  • per gli interdetti, la domanda va presentata dal tutore che deve esibire il decreto di nomina;
  • la persona detenuta, o inserita in una comunità terapeutica, può inoltrare la richiesta per posta o tramite un delegato

Il diritto di difesa è riconosciuto dal nostro ordinamento, indipendentemente dalla nazionalità dell'interessato o dal reddito conseguito. Per rendere effettivo questo principio, la legge italiana ha istituito il patrocinio a spese dello Stato che consente alle persone prive di risorse finanziarie sufficienti per pagarsi un avvocato di usufruire ugualmente dell'assistenza legale.
La difesa d’ufficio è garantita a ciascun soggetto, a prescindere dal suo reddito, che non abbia provveduto a nominare un proprio difensore di fiducia o ne sia rimasto privo. Il difensore d'ufficio è nominato dal giudice o dal pubblico ministero sulla base di un elenco di difensori predisposto dal consiglio dell'ordine forense, d'intesa con il presidente del tribunale, ha l'obbligo di prestare il suo patrocinio e può essere sostituito solo per giustificato motivo. Le spese della difesa di ufficio sono a carico dell'imputato salvo che sussistano i requisiti per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

Il gratuito patrocinio consente a chi è privo di un reddito minimo (oggi pari a € 10.628,16) ad essere difeso gratuitamente e farsi assistere e rappresentare in giudizio da un avvocato senza dover pagare le spese di difesa poiché vengono pagate dallo Stato. Il Patrocinio a spese dello Stato è consentito per la sola difesa processuale e non può essere autorizzato per l'assistenza extragiudiziale (ad esempio, non può essere concesso per consulenza ed attività del legale prima del giudizio).

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